Vita e Tentazione di Giovanna d'Arco - Capitolo V

 

Ancora ignari della leonessa che si appropinquava, il cui ruggito avrebbe aperto i sigilli, agli albori della notte due soldati chiacchieravano mentre pattugliavano dentro la città:

- Se è vero che l’hai già vista, dimmi allora com’è. Ho sentito dire che sia una bella fanciulla.

- Bella? Lo dici forse perché non hai mai visto la mocciosa. Io, che l’ho vista quando ero a Saint-Privé, non l’ho trovata per niente carina! Ha gli occhi troppo grandi, sempre spalancati e troppo accesi. Me la posso immaginare nuda, con quegli occhioni fissi su di me! Non mi sentirei a mio agio.

- Dal modo come parli di lei, mi viene da pensare che ti sia sembrata alquanto avvenente, ma che non ti senti sicuro di potercela fare con una fanciulla un po’ più impetuosa...

- Ma piantala di dire sciocchezze! Talora mi sembra che tu sia nato soltanto per dire fesserie. Non riesci mai a capire nulla di quanto dico!

- Ho detto quello che mi è passato per la testa. Mi dai l’impressione che te la faresti sotto a letto con una donna diciamo che… particolare come compagna.

- Ho già scopato delle francesine, ma quella là non me la vorrei trombare mai e poi mai! Non ce la farei mai perché è davvero una tipa bislacca. Mi attira tanto quanto un qualunque garzone di campagna. Cioè non mi attira per niente.

- Perché l’hai detta quest’ultima frase? Lo avevo già capito. A ogni modo, lei non appartiene a nessuno, per quel che ne so.

- Credi davvero a questa frottola che sia una verginella? Non ha niente di virtuosa! Se fosse davvero una pudica donzella, mica si troverebbe in giro in abiti maschili seminando distruzione ovunque! È una sgualdrina sanguinaria, questo invece è vero! - Che voi, lettore, me lo perdoniate, ma impiego in queste pagine il linguaggio di cui fanno uso gli uomini di questo genere nelle loro conversazioni, onde possiate capire come si comportino coloro che, perlomeno durante un certo lasso di tempo delle loro vite, sono paragonabili ad Alichino, Malacoda e Calcabrina. Ma quei soldati avevano altri nomi, e proseguiamo con la parola dell’altro:

- Lo dici sul serio, Walter? Non sono per niente convinto che una qualunque sgualdracchina potrebbe fare quello che fa lei.

- Non venire a dirmi che credi alle pseudo-profezie di questi contadini ignoranti della Lorena e che pensi che perderemo la guerra a causa sua! Non ti sei ancora accorto che è solo uno slancio fugace?

- Non dico che sia una santa guerriera al servizio di Dio per punire i peccati degli inglesi malvagi, ma o lei è assai scaltra, o è una strega pericolosissima. Non dovremmo mai sottovalutare il diavolo, siccome egli può apparire anche sotto la forma di un putto.

- Ma la cosiddetta pulcella non ha affatto l’aria di una strega! È soltanto una cagna che è riuscita a sollevare il morale dei soldati! - Walter scoppiò a ridere, facendo con le mani il gesto delle fiche. -I francesi non hanno buon gusto. Vanno a letto con chiunque, e siccome la nostra carissima Jeannette è sempre disponibile, non ci pensano due volte, non la perdono mai l’occasione di una buona trombata! Anzi, vuoi sapere la verità? Vorrei, se fosse catturata, che non fosse bruciata o impiccata, bensì consegnata ai lebbrosi! Come nella storia di Tristano e Isotta. Il Re Marco era pronto a legare al rogo la moglie per le corna che gli aveva messo in testa, adornandogli la corona, ma apparvero i lebbrosi e gridarono al re che il fuoco era inutile e che la puttana si meritava una pena più severa. Dissero al re: “dateci Isotta, affinché possa appartenere a tutti noi. Il male accende i nostri desideri. I nostri stracci sono attaccati alle nostre ferite. Lei, che a vostro fianco aveva a sua disposizione ricchi gioielli e vestimenti foderati di vaio, quando verrà alla corte dei lebbrosi, quando entrerà nei nostri tuguri per giacere con noi, allora riconoscerà il suo peccato e rimpiangerà questo bellissimo roveto ardente!” Te lo ricordi questo passaggio? È una punizione meritata per le fottitrici impenitenti.

- No, non me lo ricordo. Comunque sia, dobbiamo restare attenti. Strega o no, anche se si tratta di una frode, si sta dimostrando in grado di trarre profitto dalle convinzioni della gente. Per colpa sua dovremo affrontare un numero crescente di nemici e fare molta più attenzione durante le nostre perlustrazioni. Infiammato dalla fede, anche se questa fede si basa su Satana travestito da angelo di luce, pure il più debole dei mendicanti diventa pericoloso.

- Sai solo parlare di pericolo, di pericoloso. Smettila di essere così codardo! - Walter cacciò via una mosca che voleva atterrare sulla sua folta barba rossa. - Sei o no un suddito degno del più grande re della cristianità?

- Sai che non ho paura. Sto solo cercando di essere un po’ cauto. Questa guerra va avanti da molto tempo e la nostra situazione è ancora favorevole, ma nulla è deciso.

- Invece sì che lo è! Non saranno due o tre vittorie di una troia che crede di essere il Re Artù a metterci contro il muro. Il nostro trionfo finale è assicurato.

Tuttavia non passò molto tempo e, allorché giunse il loro turno come sentinelle sulle mura, avvistarono le truppe di Giovanna d’Arco che si avvicinavano. Procedevano in una marcia costante e spedita, portando con loro cannoni e macchine d’assedio.

La Donzella cavalcava dinanzi a tutti, e dopo lo sgomento iniziale, che li aveva pressoché paralizzati quando si erano resi conto delle dimensioni dell’esercito nemico, gli arcieri e i soldati in cima alla muraglia cominciarono a darsi da fare, malgrado le speranze fossero ridotte perché erano in piccolo numero, quelle non erano mura insormontabili e dovevano svegliare in fretta gli armigeri che erano andati a dormire.

Walter si ricordò del brutto sogno che aveva fatto la sera precedente, con un’ombra dalla sagoma indefinibile che lo accerchiava. Lo aveva dimenticato per un’intera giornata, ma ora, con l’arrivo di Giovanna e dei suoi militi, si ricongiungeva con il ricordo.

Se fosse davvero una strega? Luridi artigli gli ghermirono il cuore. Aveva sentito parlare che Giovanna d’Arco preferiva essere chiamata Giovanna Romée, perché nel suo villaggio era consuetudine che le donne usassero il cognome della madre, non quello del padre. Quindi un nido per i tenebrosi accordi fra le streghe? Aveva una chiave per spiegare i truci effetti delle loro assemblee? Ma questa è una stupidata! Walter arrossì al pensiero e si strinse i pugni fino a imbianchire le nocche. Era figlio di un cerusico che non credeva alle streghe. Suo padre gli diceva spesso che il massimo che potevano fare era avvelenare gli altri con le erbe adeguate.

- Ti possono far cagare fino alla morte! Se non stai attento, dopo una sonora scoreggia, vedrai uscire le tue budella dalle chiappe, - e sghignazzava.

Quando gli aveva detto qualcosa del genere per la prima volta, per tre giorni il giovane Walter non era andato alla latrina a fare i suoi bisogni, cercando di ricordarsi di tutte le donne che gli avevano dato qualcosa da bere o da mangiare.

Sin da piccolo gli piaceva vedere il sangue (tranne che nelle sue feci, ovviamente). Suo padre gli aveva insegnato molto sugli organi prima aprendo dei rospi, dei topi, delle lepri e altri piccoli animali, poi cadaveri umani. Ogni tanto andavano di notte al cimitero per scovare le salme di contadini morti poche ore o pochi giorni prima. Il ragazzo riusciva a gestire bene la puzza. Ma non era mai stato bravo a tagliare per promuovere guarigioni, sicché non aveva seguito la professione di suo padre. I suoi tagli quale apprendista di cerusico, che aveva effettuato soltanto su cadaveri freschi, facevano sgorgare troppo sangue. Era assai diverso da suo papà, costui un vero chirurgo, che tranne quando indispensabile effettuava solo dei piccoli tagli, quel tanto che basta per ripristinare l’equilibrio degli umori nel corpo.

Con l’esercito di Giovanna che premeva fuori, tutto dava a intendere che ci sarebbe stato un altro genere di sanguinamento, più simile a quelli che Walter aveva generato nel corso del suo apprendistato.

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