Umiliati ed Esaltati : La nascita di Goffredo di Buglione (Estratto del Capitolo II)

E vidi un altro angelo che saliva dal sol levante, il quale aveva il sigillo dell’Iddio vivente; ed egli gridò con gran voce ai quattro angeli ai quali era dato di danneggiare la terra e il mare, dicendo: Non danneggiate la terra, né il mare, né le piante, finché non abbiamo impresso il sigillo del nostro Dio sulla fronte dei suoi servitori.- Apocalisse 7: 2-3


Eustacchio II di Boulogne, su richiesta di sua consorte Ida, aveva ordinato che fosse prodotta, in minori dimensioni, una replica della Madonna del Mare, affinché rimanesse sull’altare della sua dimora. Marito e moglie ogni giorno ringraziavano Maria, sicché circa un anno dopo la nascita di Eustachio III, la gratitudine avrebbe portato un nuovo frutto.

Il cielo si incendiava d’oro e rosa, le mani della contessa di Boulogne adagiate sul bordo della finestra. Osservava la diurna luce che se ne andava. Quello le fece venire la malinconia e sbadigliò.

Di notte ebbe un sogno, in cui tornava ad affacciarsi alla finestra perché sentiva un appello a radicare lì la sua presenza. Ma stavolta albeggiava. Le nebbie si sollevarono e veniva da oriente un cigno più lucente del sole: fendeva i venti e le nubi, sublime sovra il mare e sovra la terra; drizzò precipitando il volo in giuso, verso di lei.

Dopo essersi destata da un torpore, la signora di Boulogne svegliò suo marito:

- Non mi sento bene, la testa mi si spacca dal dolore, - i suoi occhi per giunta abbacinati da un bagliore soffuso. Ne seguirono nausee, vomiti e vertigini, lontane le voci di Eustacchio e dei servi che dormivano presso il talamo dei loro signori.

Ebbe un’altra visione. O meglio, fu un’esperienza che andò oltre una visione: questa volta con soltanto le ali del cigno; le laceravano le spalle col fuoco di crescere e aprirsi lì.

Restò a letto durante un paio di settimane, con la schiena come se un’aquila l’artigliasse. Non volle parlare di cosa aveva visto. Il conte di Boulogne dimostrò comprensione e non le fece domande tranne se si sentiva bene o male o se voleva mangiare oppure no. Con la fame che le struggeva le viscere, in genere rispondeva di sì.

Una gran gioia si diffuse dappertutto quando il suo ventre si rigonfiò. Il verbo faceva ritorno: spiegò al consorte tutto quanto aveva visto e patito.

Purtroppo c’erano ancora molte pene da patire, soprattutto con il parto. Ma avrebbero pregato alla Vergine onde affievolisse le conseguenze della condanna di Eva.


***


Nell’imminenza della nascita del suo secondo erede, Eustachio II si preoccupava di più per la moglie. Di recente, un cavaliere gli aveva detto di aver perso la sua allorché aveva partorito il suo secondo bambino. Forse erano già troppe le due ali del cigno? Quando Ida gli aveva raccontato la sua visione, si era domandato chissà quale messaggio Dio intendeva trasmettere. E ora, con lei che urlava fino a perdere il fiato, entrata in travaglio un paio d’ore addietro, il signore di Boulogne camminava da una parte e dall’altra fuori dalla stanza. Si arricciava la punta dei lunghi baffi. Sebbene fosse Ida ad essere rinchiusa lì, era Eustacchio a sentirsi simile a un animale ingabbiato.

Urla di gioia e sospiri di sollievo annunciarono l’uscita del bimbo. Concessogli il permesso d’entrare, si inquietò perché s’accorse che il piccolo non piangeva, dopo molta fatica e dolore da parte della madre, ella sì con il volto intriso di lacrime.

- Per rimuoverlo, la levatrice ha dovuto invocare il sostegno di Dio, oltre che quello nostro, - il mantello circolare della loro fedele amica Fulda era chiazzato di sangue. - Poiché il pargolo non voleva venire al mondo. Forse per paura...

Eustachio temette che fosse morto. Ma il problema consisteva in ostruzioni di sangue nel naso e nella bocca. La sua faccina fu asciugata e pulita da Fulda con un fazzoletto e allora scoppiò il pianto soffocato. Era un rampollo più grosso del primo. Magari questa la ragione della sua laboriosa uscita.

Il padre si avvicinò a passi incerti, ma con il cuore che batteva all’impazzata. Avendolo preso tra le braccia, si appropinquò al letto per assicurarsi che Ida fosse ancora viva. Finito quel parto cruento, le ciocche castano chiare madide di sudore erano incollate al volto stinto e consunto e si vedevano due ampi cerchi violacei sotto gli occhi. La toccò con la mano sinistra; aveva la pelle fredda e bagnata e il fiato corto. Con il braccio destro, ancora reggeva il neonato, che sprofondò il viso sul petto del padre. Ida lo guardò dritto in faccia.

- Come lo chiameremo, il nostro piccolo cigno? - Pallide le sue labbra, la sua voce uscì in un soffio.

Eustacchio non aveva dubbi che il nome che aveva in mente le sarebbe piaciuto.

- Un cigno che ha affrontato le contrarietà di un lago di sangue. Che hai avvistato molto prima che fosse vicino alla sponda, e gli hai concesso tutto di te per salvarlo. Non ha pure il Signore nostro sopportato le sofferenze del sangue per salvarci e condurci in Cielo? Forse Goffredo è venuto dall’alto per salvare e guidare molti uomini e donne che sanguinano e soffrono, - consegnò il bambino alle serve, che lo avrebbero lavato e fasciato, e ghermì un tratto ancora bianco del lenzuolo, che era diventato un altro mantello insanguinato.

- Goffredo è un buon nome, - c’era l'accenno di un sorriso sui lineamenti di Ida.

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