Umiliati ed Esaltati : Capitolo I - IV

Prima di scendere in Italia, Serlone II si recò all’abbazia di Mont-Saint-Michel per compiete sette giorni di penitenza e chiedere la benedizione del Sant’Angelo al suo viaggio.

In un passato non tanto lontano, si era recato lì il duca Riccardo, che aveva avuto con suo nonno Tancredi un rapporto meno turbolento di quello tra il duca Roberto e suo padre, ed era rimasto indignato dal lassismo dei canonici, che delegavano il culto a chierici salariati. Aveva ottenuto quindi da papa Giovanni una bolla che gli concedeva l’autorità di ristabilire le giuste norme nel monastero, fondandovi una nuova abbazia benedettina con monaci provenienti da Saint-Wandrille di Fontenelle.

Ora ciò che vedeva era un’abbazia dove i canonici si dedicavano con tutto il loro impegno a Dio, e nessuno diceva che fossero avari e cupidi di denari, concupiscenti o infingardi. Provenienti in quei giorni da Saint-Wandrille di Fontenelle non dei nuovi monaci, bensì due altre anime che l’abate disse che volevano parlare da sole con Serlone nella Cappella dei Trenta Ceri.

Il giovane guerriero normanno spalancò gli occhi. L’abate lo guardò in tralice prima che entrasse.

Lo aspettavano due fanciulle. Una poco più alta, dai capelli che con tutti i ceri accesi emettevano lampi d’oro fuso, i cui occhi mobilissimi e guizzanti erano simili a quelli di un’aquila. Sarebbe stato lui la sua preda? Perché? Che cosa voleva?

Fece meno attenzione all’altra. Sebbene il suo sorriso suggerisse un raffinato allettamento e avesse bei capelli che somigliavano a fili d’oro antico, aveva un fascino molto minore.

- Siete Serlone d’Altavilla? - Domandò la più alta.

- Serlone, figlio di Serlone, al vostro servizio. Voi chi siete? E che cosa desiderate?

- Sono Giuditta d’Évreux, figlia di Guglielmo d’Évreux, e questa è mia sorella Emma. Siamo andate prima da vostro padre, e allora, quando ci ha informato che intendevate venire qui in pellegrinaggio, siamo venute di corsa a trovarvi.

- Per quale ragione?

- Abbiamo saputo che intendete andare in Italia da vostro zio Ruggero.

- Infatti. Come lo avete saputo?

- Abbiamo da ringraziare nostro fratello Roberto, priore di Saint-Wandrille di Fontenelle. Anche noi vogliamo andare a sud. Ma non vorremmo partire senza un’adeguata protezione. Abbiamo un numero ridotto di uomini al nostro servizio. I quali comunque potranno esservi utili.

- Ebbene, - incrociò le braccia e si grattò il naso, - questa non sembra una proposta del tutto cattiva. Ma mi permettereste di rivolgervi un’altra domanda, e poi usciremo con l’accordo assicurato, giacché non possiamo restare chiusi qui a lungo, altrimenti l’abate ci farà la pelle?

- Potete domandarci qualunque cosa desideriate.

- Perché volete andare a sud?

- Ci sposeremo con degli Altavilla, che sono gli unici uomini degni di sposarci in questo mondo, - notò la bianca dentizione di Emma e socchiuse le labbra. Gli proponevano un matrimonio? Niente male, anche perché sapeva che Guglielmo d’Évreux era stato un gran signore.

- Io ho già deciso chi sposare, - Giuditta sollevò il capo e piantò il suo sguardo dritto negli occhi di lui. - Emma invece ancora dovrà decidere.

- Chi avete scelto? Scusatemi la nuova domanda.

- Che partiate anche voi è un segno della Provvidenza, - per la prima volta da quando si erano visti, Giuditta arrossì e sorrise. - Sarebbe molto più difficile giungere da messer Ruggero senza la compagnia e l’aiuto di un altro Altavilla.

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