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Visualizzazione dei post da Settembre, 2020

Umiliati ed Esaltati : Capitolo I - IV

Prima di scendere in Italia, Serlone II si recò all’abbazia di Mont-Saint-Michel per compiete sette giorni di penitenza e chiedere la benedizione del Sant’Angelo al suo viaggio. In un passato non tanto lontano, si era recato lì il duca Riccardo, che aveva avuto con suo nonno Tancredi un rapporto meno turbolento di quello tra il duca Roberto e suo padre, ed era rimasto indignato dal lassismo dei canonici, che delegavano il culto a chierici salariati. Aveva ottenuto quindi da papa Giovanni una bolla che gli concedeva l’autorità di ristabilire le giuste norme nel monastero, fondandovi una nuova abbazia benedettina con monaci provenienti da Saint-Wandrille di Fontenelle . Ora ciò che vedeva era un’abbazia dove i canonici si dedicavano con tutto il loro impegno a Dio, e nessuno diceva che fossero avari e cupidi di denari, concupiscenti o infingardi. Provenienti in quei giorni da Saint-Wandrille di Fontenelle non dei nuovi monaci, bensì due altre anime che l’abate disse che voleva

Umiliati ed Esaltati : Capitolo I - III

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    - Vattene pure. Se in passato mi fossi immaginato che da queste parti sarebbe stato talmente arduo preservare la pace e l’onore, avrei intrapreso anch’io la follia di viaggiare lontano! Il che da molti anni mi sono accorto che non è per niente una follia, bensì un’impresa da invidiare. Una follia invece restare nelle terre dei folli, dove governano i diavoli, - diceva Serlone d’Altavilla a suo figlio omonimo, che, appena compiuti i diciannove anni, gli aveva manifestato la sua gran voglia di andare in Italia a dare una mano ai suoi zii. - Grazie, padre. Ma penso che in Sicilia ci siano diavoli peggiori di quelli che abbiamo qua. - Almeno dei saraceni sappiamo cosa aspettarci. E v’è pure chi affermi che molti di loro sono onorevoli, di più dei greci, di più dei nostri da queste parti. Il tradimento, la fellonia, la pusillanimità e la violenza sfrenata, codarda e ingiustificata sono molto peggiori quando praticate da cristiani contro altri cristiani, - Serlone I, con una de

La lupa, il cigno e l'aquila - Romanzo Storico

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    Questo romanzo dà continuità agli avvenimenti di "Tra la Croce e la Spada" e "Umiliati ed Esaltati." Roberto il Guiscardo, ormai affermato come duca di Puglia e Calabria, cerca di elevarsi in un volo più ambizioso: la conquista dell'Impero Romano d'Oriente. Intanto in occidente Enrico IV continua a scontrarsi con papa Gregorio VII. Nonostante abbia ottenuto la revoca della sua scomunica dopo essersi umiliato a Canossa, il re di Germania e il Pontefice non giungono a una pace duratura. Dubitano della sincerità l'uno dell'altro e Enrico non ottiene l'appoggio di Gregorio per fronteggiare Rodolfo di Svevia, che cerca di usurpargli il trono. Matilde di Canossa, la grancontessa, rimane a fianco del papa come sua fedele scudiera. Quale signora di Toscana, si trova accanto a Gregorio VII in mezzo a questi due grandi poteri: a nord Enrico e il suo Sacro Romano Impero (del quale non è ancora imperatore perché per esserlo deve ricevere la corona dalla

La lupa, il cigno e l'aquila - La morte di papa Gregorio VII

  Anselmo di Lucca era andato a Salerno per prendere parte al Concilio. Matilde gli aveva chiesto di prolungare al più possibile la sua permanenza in quella città onde consolare ed aiutare il papa, ma invece di vederlo migliorare lo vedeva giungere all’apice di una malattia che i medici non riuscivano a curare, disteso a letto con la faccia che era di un giallo livido, il camice e i capelli madidi di sudore, la sua voce irriconoscibile. - Oh Simon mago, oh miseri seguaci suoi, che prostituite le cose di Dio, che dovrebbero essere spose di bontà, conviene che per voi suoni la tromba, - parlava a tratti, con gli occhi quasi sempre chiusi, in un modo che non sempre era coerente. Sembrava tormentato da forti dolori. - Me lo dovete promettere... - quando spalancò le palpebre, non guardava nessuno in specifico, i suoi occhi direzionati verso il vuoto; Anselmo ne dedusse che si rivolgeva a tutti i presenti. Oltre al vescovo di Lucca, erano lì Oddone di Lagery e Desiderio di Montecassino.