Vita e Tentazione di Giovanna d'Arco - Capitolo III

La campanella annunciava un arrivo. Fu la prima cosa che l’angelo mi permise di udire. Qualcuno ansava. Allora vidi il povero diavolo; o meglio quel povero giovanotto, coperto dalla testa ai piedi, che si strascicava verso chissà quale meta.

La gente si allontanava. Erano radi i pii che si ricordavano che Gesù, allorché gli fu portata l’adultera da scribi e farisei, evitò che venisse lapidata, esortando che colui che fosse senza peccato scagliasse la prima pietra.

La giornata giungeva al termine e il fanciullo, che aveva nome Clodoveo, frugò dentro il sacco che portava legato all’estremità di una verga. Era ancora vuoto. Padre Rémy aveva ragione quando diceva che quella malattia era un leone famelico.

Si ricordò che tutto era cominciato con dei brutti sogni. Dopo la prima volta in cui aveva visto un gruppo di lebbrosi. Una dozzina di loro, deformi, con le carni che si disfacevano biancastre, gli occhi gonfi, le labbra sanguinanti. I loro lembi strascicavano a terra. Alcuni di loro si trascinavano su stampelle di legno. Non parlavano né gridavano. Squittivano come topi. Gracchiavano come corvi. Clodoveo era scappato a casa. Aveva urlato alla madre che aveva visto dei mostri. Lei era volata verso il suo bimbetto, gli aveva toccato le orecchie, il naso, gli aveva chiesto se si sentiva bene. Il pargolo aveva detto di sì, e allora lo aveva baciato. Più tardi, di notte, aveva sognato con la madre che veniva a baciarlo di nuovo, ma pezzi delle sue labbra si staccavano e cadevano dal suo volto. Le sue mani erano rosse come il sangue e decine di altre erano spuntate dall’oscurità. Erano emerse facce di demoni. Si era svegliato avido d’aria e luce, ma il sole non era ancora nato. Nelle notti posteriori, il terrore si era ripetuto. Toccato e minacciato, senza parole, da una donna che somigliava sempre meno alla sua madre.

C’era stata una notte nella quale, confuso sul fatto se fosse ancora un sogno oppure no, aveva ascoltato i nitriti di cavalli spaventati e lo scalpiccio dei loro zoccoli. Che d’un tratto erano cessati.

Mattina presto, sua mamma piangeva e menava sé stessa, perché aveva trovato la porta di casa spalancata. Durante la notte avevano spaccato il chiavistello. Tutto il cibo era sparito.

- Ma guarda un po’! Sogni sempre con questa donna ed ecco che accade qualcosa di orribile! Mi sembra palese che si tratti della Dama Abbondia, - aveva detto a Clodoveo la prima persona con la quale aveva deciso di parlare, il suo amico Marcel, che aveva anco lui dieci o undici anni.

- Ma chi è quest’Abbondia? Non ne ho mai sentito parlare.

- È una strega che strappa le criniere ai cavalli, entra nelle case mentre tutti dormono e si mangia tutto ciò che trova davanti. Per di più non viene mai da sola. Insieme alle sue seguaci, spezza le spranghe o diventa così piccola che passa attraverso le fessure e i buchetti delle porte. È un demone pericolosissimo! Le sue compagne però sono gente comune nella vita di ogni giorno. Non si sa mai chi può essere una di loro. Potrebbero anche essere Jeanne, o Julienne! Fanciulle delle quali nessuno sospetta, ma le cui anime escono dai loro corpi quando si assopiscono e corrono o svolazzano via per il mondo. Eppure un giorno, siccome sono schiave di questa maledetta maga, il male che fanno ai cristiani sarà punito. Gli angeli di Dio cambieranno i corpi di posizione durante il sonno e le anime non avranno più modo di rientrare! È per questo che si dice che alcune persone che muoiono mentre dormono vanno a finire all’Inferno.

- Non so se ci credo a questa storia, - ma un po’ impaurito ne era rimasto. Semmai fosse vera, quali pericoli correvano lui e sua madre?

Una volta scesa la notte, l’aveva trascorsa senza battere ciglio. Tormentato dal pensiero che dei demoni avrebbero potuto prendere possesso del suo corpo mentre dormiva. Volevano toccarlo! Non era forse possibile che le persone diventassero lebbrose in quel modo? Se la risposta era affermativa, allora i lebbrosi erano tutti demoni annidati dentro corpi umani e quella era una spiegazione del perché fossero talmente orrendi e le loro carni si sfaldassero dalle ossa!

- Peccatori immondi, ecco cosa sono! - Proprio in quei giorni, sarebbe giunto al villaggio padre Raoul, un predicatore della zona. Non in pochi sostenevano che fosse un sant’uomo.

Clodoveo lo aveva sentito per caso in un pomeriggio nuvoloso, dopo aver scorto dozzine di persone affollate intorno a un umano focolare.

Aveva parlato di Ozia, detto anche Azaria, re di Giuda che ignorò le leggi di Dio, quindi punito con la lebbra. Al Signore non importava che si trattasse di un sovrano. Lo costrinsero a vivere in una casa isolata e, dopo la sua morte, non lo seppellirono nel cimitero dei re.

- Così sono tutti gli scabbiosi. Peccatori incalliti, indipendentemente dalle loro radici. Perversi, carnosi, il cui peccato Dio vuole esporre agli occhi di tutti! - Avevano quindi formato un gruppo che si riuniva per andare dai lebbrosari con le mani colme di pietre. Invadevano le case delle famiglie di quei poveri infermi per razziarle e derubarle di oggetti che reputassero di valore. Si credevano dei virtuosi, i loro corpi pertanto immuni dal contagio. Si impossessavano delle cose degli altri credendo di poterlo fare senza alcuna conseguenza. Non si fermavano a riflettere che l’azione di prendersi i beni altrui, per quanto fossero convinti che quelle persone avessero offeso Dio, non fosse altro che rubare e dunque, a sua volta, un’offesa al Signore nostro.

Clodoveo e Marcel, che il primo aveva condotto alla masnada, ridevano, beffeggiavano, prendevano in giro gli squamosi. Fino al giorno in cui le ulcerazioni erano apparse sulla pelle di Marcel e gli era caduto l’indice destro.

- No! Vi prego, non fatelo! È nostro fratello! - Ma Clodoveo era stato respinto e preso a calci a terra. Non c’era stato niente da fare per impedire ai suoi confratelli di lapidare a morte l’altro ragazzo.

- Pretendi di essere suo amico, ma c’è qualcosa che non sai! - Uno dei lapidatori aveva gridato a Clodoveo.

- Che cosa vuoi dire? - Il giovanotto a malapena riusciva a parlare, con le mani sul ventre; gli avevano rotto qualche costola.

- Prima della sua nascita, i suoi genitori copularono nel bel mezzo della Quaresima. Sono andato da sua madre, che me lo ha confermato! E ha anche detto che per rimediare i suoi passati disordini, e per non più ricadervi, si farà suora, - sicché nei nostri tempi molti imitano senza volerlo i farisei dei tempi del Signore nostro Gesù. Mentre invece dovrebbero tutti sapere che non ci è lecito conoscere il perché una persona sia lebbrosa o soffra di qualunque altra infermità. I piani di Dio sono misteriosi e spetta a Lui e non a noi giudicare, malgrado ci si debba stare attenti e mantenere le necessarie precauzioni.

Dopo cotal terribile incidente, Clodoveo aveva mollato quella cricca di scellerati e aveva riferito a sua madre tutto quanto non le aveva ancora raccontato, partendo dal primo cattivo sogno. Costei, ch’era una vedova onesta, da alcuni giorni si dimandava perché suo figlio diventava sempre più grassoccio.

- Non ho mai rubato vestiti o argento, ma prendevo del cibo nelle case abbandonate dai lebbrosi, e pure in quelle dei loro parenti. Quando non mangiavo per strada, a volte assieme a Marcel, mangiavo di nascosto.

- Devi confessarti con un sacerdote. Di certo con chiunque tranne che con quel falso prete di nome Raoul! Non ti ho allevato perché diventassi un ladro, anche se rubi da gravi peccatori come sono i lebbrosi. Sono pur sempre rapine, e nella Bibbia è detto che rubare e rapinare è sempre peccare. Forse ti trovi sotto un’influenza diabolica, figliolo mio. Ma per certo te ne libererai prima che sia troppo tardi.

Erano andati financo da un eremita tedesco di nome Helmut, che risiedeva nel bosco e sosteneva di essere un esperto di esorcismi. Non aveva più lasciato la Francia sin da quando, ferito a morte mentre combatteva come mercenario dalla parte degli inglesi, era guarito per miracolo in seguito a una visione con San Dionigi, che gli era apparso tenendo la testa fra le mani e gli aveva comandato, senza muovere la bocca, di mettersi sulla via di Dio e di abbandonare la vita di peccatore sanguinario.

Questo vegliardo aveva dato alla madre di Clodoveo il seguente consiglio:

- Avvolgi il corpo del tuo bambino con una pelle d’alce e una pelle di capretto, a forma di croce, e pronuncia dieci volte il Pater Noster. Poi dieci Ave Maria. Concludi con due Credo e con la formula di espulsione dei demoni che ti trasmetterò, - che un qualche effetto lo avrebbe avuto, dal momento che Clodoveo non avrebbe più sperimentato sogni cupi.

Nel frattempo, provvidenzialmente, padre Raoul aveva cominciato a presentare infiagioni, croste e gonfiamenti sulla pelle. Clodoveo aveva ringraziato la giustizia di Dio. E siccome è più grave il peso di un sacerdote ricoperto dalla lebbra, giacché in tanti considerano che ciò significhi portare corruzione dentro la Chiesa – opinione che non condivido, poiché ci sono altri segnali molto meno eclatanti, e taluni si dimenticano di San Lazzaro, fingendo di non vederlo mentre banchettano lautamente vestiti di porpora e di bisso ed egli giace alla nostra porta, coperto di piaghe, desideroso soltanto di sfamarsi – , il predicatore dovette assaggiare il suo stesso veleno e darsi alla fuga prima di essere arso vivo dai suoi seguaci.

Ciò nondimeno non sarebbe passato molto tempo prima che Clodoveo provasse uno strano torpore alle dita delle mani. E pochi giorni dopo queste sembravano essere state rosicchiate, e lo stesso valeva per il suo naso. La sua mamma aveva chiuso la finestra per non essere più costretta a guardarlo. Lui colpiva il legno e gridava affinché la riaprisse, invano. Cosicché era andato da solo fuori dalle mura del paese, e si era fermato in uno dei lazzaretti che in passato aveva lapidato. Lì si era imbattuto con padre Raoul. Costui si era nascosto nell’ombra non appena lo aveva riconosciuto.

- “Vidi poi un angelo, ritto sul sole, che gridava a gran voce a tutti gli uccelli che volano in mezzo al cielo: Venite, radunatevi al gran convito di Dio. Mangiate le carni dei re, le carni dei capitani, le carni degli eroi, le carni dei cavalli e dei cavalieri e le carni di tutti gli uomini, liberi e schiavi, piccoli e grandi, ” - Apocalissi 19 17:18 era stata la lettura che aveva ascoltato durante il suo primo pasto in quel luogo. Una zuppa di rape. Fatta da padre Rémy; la lettura di certo, non la zuppa...

Quel buon uomo era membro dell’Ordine di San Lazzaro, alla quale apparteneva il lebbrosario, come si percepiva dalla croce verde su uno sfondo bianco che si vedeva lì ovunque. Tra tutti gli uomini che Clodoveo aveva conosciuto sino a quel momento, era senz’ombra di dubbi il più esperto nella materia delle Scritture. Inoltre un saccente erudito che conosceva storie come quella di Baldovino IV, il re lebbroso di Gerusalemme, in omaggio al quale il Saladino era rimasto in lutto, quantunque la maggior parte dei Saraceni lo chiamasse al-khinzir, ossia il maiale, un animale considerato impuro dai maomettani.

Clodoveo si era messo a riflettere che, anche se vilipeso dai suoi nemici, non gli sarebbe dispiaciuto essere un re. Altri lo avrebbero rispettato e perfino amato. Ma era il figlio della vedova di un sarto, che si guadagnava la vita a rammendare vestiti. In comune con Baldovino IV, l’infermità e nient’altro. Eppure, soprattutto dopo aver sentito da padre Rémy su un convoglio di bambini pellegrini guidati da un pastorello di nome Stefano, il desiderio di andare a Gerusalemme era iniziato a crescere. Lo voleva fare per Baldovino, il più grande dei re di Gerusalemme; per Gesù Cristo, il re dei re e l’unico capace di guarire chiunque avesse i meriti; per Padre Rémy, che era anch’egli un lebbroso; per San Lazzaro, il primo santo mendicante, il cui Ordine era emerso come un ospedale per lebbrosi al di fuori dalle mura di Gerusalemme. Era deciso ad entrare lì e a pregare dinanzi al Santo Sepolcro, onde riscattarsi dai suoi peccati.

Gerusalemme era loca remotissima. Ma era determinato a trovate il miracolo. Meglio che morire nel lazzaretto. Anche se non ci fosse riuscito, se Dio non lo avesse considerato degno di cotale trionfo, almeno avrebbe riconosciuto il suo sforzo e gli avrebbe permesso di entrare nel Purgatorio.

Si era coperto il corpo di umiltà, aveva appeso la campanella al collo – ce n’erano alcune disponibili per chiunque volesse lasciare il lebbrosario – e se n’era andato. Colà nessuno era prigioniero.

Tuttavia il faticoso tragitto per raggiungere il villaggio più vicino lo slombò. Gli sembrava di aver percorso perlomeno metà della strada, ma gli mancava ancora molto per lasciare indietro la Francia e soffriva con la pochezza delle elemosine. C’erano addirittura coloro che citavano le Scritture per giustificare la non carità e per costringerlo a tornare al lazzaretto:

- Impuro! Impuro! Il lebbroso sarà impuro tutto il tempo che avrà la piaga; è impuro; se ne starà solo e abiterà fuori del campo, - ma nonostante quelle parole uscite dalla bocca di un giovane prete, Clodoveo non si arrese.

Lasciando un villaggio, poi un altro, divenne cieco e perse le palpebre. Ridotto a tali misere condizioni, era impossibile raggiungere Gerusalemme. Pregò a domine Dio per riavere il dono delle lacrime, ma i suoi occhi davano l’impressione che sarebbero restati asciutti per sempre.

Sognò con Marcel ch’era divorato da una belva. Non era un leone, bensì un rettile ruggente. Un drago. Con una lancia, sarebbe stato in grado di trafiggerlo e di salvare il suo amico, ma aveva solo la sua verga per colpire le pietre del lastrico. Sulle quali stramazzò mattina presto.

Pensò che non si sarebbe mai più rialzato. Pure Stefano il pastorello era molto giovane quand’era partito verso Gerusalemme, ma non era un lebbroso.

Tutto intorno si fece più scuro delle tenebre che già lo avvolgevano.

- Dove stai andando? - Udì una voce muliebre, seguita dal tintinnio di una moneta nel suo sacco, che lo riportarono alla luce della coscienza. Era una voce giovane. Molto più giovane di quella di sua madre.

- Sto andando a Gerusalemme, - rispose a fatica, la gola stretta e contratta.

- Anch’io vorrò andarci un giorno in Terra Santa. È un po’ lontano, ma se è quello che hai scelto adesso, vai pure avanti. Senza dimenticarti che Gesù Cristo ha messo sulle proprie spalle tutto il sudiciume del mondo, e che si è fatto il più abietto fra gli abietti per salvare l’umanità. Così Egli ti salverà come il Suo eletto, fratello mio.

- Con chi parlo? Siete la Santa Vergine?

- Sono una pulcella qualunque.

Se prima non si era accorto di nulla quando si era abbassata accanto a lui, invece ascoltò dei suoni metallici mentr’ella si rimetteva in piedi.

Che strana cosa! Una fanciulla in armatura? Forse era un angelo.

Udì altri suoni, di cavalli che nitrivano e scalpicciavano e di uomini che parlavano. Una rivelazione tonante: Stefano non era un lebbroso, ma Baldovino di Gerusalemme lo era.

Baldovino re, un germoglio della casa di Davide, era morto giovane, ma era stato sovrano del Regno Santo.

Clodoveo raccolse tutte le sue forze per rimettersi in piedi. Ora era sicuro che sarebbe arrivato a Gerusalemme.

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