Recensione: Il Conte, di Barbara Buttiglione




Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera, meglio nota come Sissi, fu imperatrice d'Austria come consorte di Francesco Giuseppe e una delle più affascinanti figure del XIX secolo. Proprio come appare nel libro di Barbara Buttiglione, una donna avanti nel suo tempo, che non si piegava alla rigida disciplina di corte a Vienna e agli obblighi sociali e di comportamento imposti alla nobiltà del suo periodo.

Sissi, come scrisse lei stessa, era una figlia del sole, una figlia della domenica. Una donna radiante di luce a cui piaceva camminare nei boschi e cavalcare libera, mai a suo agio con le regole del protocollo di corte. Così che il suo matrimonio con l’imperatore, che all'inizio aveva il suo fascino, con il tempo si sbiadì, sommerso dalle formalità.

Nel romanzo l'imperatore non è però un personaggio sbiadito, bensì dietro la figura di potere si può intravedere il suo aspetto umano, l’affetto sincero che prova verso Sissi. Che tuttavia è messo in secondo piano rispetto ai doveri di sovrano. E sia il sentimento sia il timore che la sua immagine pubblica sia scalfita dal comportamento della moglie lo portano a compiere azioni che possono sembrarci turpi e che lo rendono l’antagonista principale del romanzo, anche se ci sono riservate delle sorprese verso la fine.

A Sissi la corona e lo scettro non affascinano. Sono invece un giogo pesante. E pertanto fa la scelta opposta a quella di Francesco Giuseppe: avvolta dal desiderio di sparire agli occhi del mondo senza escludere quello di essere desiderata, pone in secondo piano il potere per scegliere l'amore; ed ecco che compare la figura del conte Andrássy, il delegato del popolo ungherese e soprattutto il suo Gyula, che la desidera in modo ardente e gradualmente le fa perdere la padronanza do sé.

Il conte rappresenta pure il suo fascino verso l’Ungheria, mentre l'imperatore è l’Austria, nel contrasto fra la terra che è nel suo cuore e l’altra che è necessità e formalità. In qualche modo questo dualismo fa ricordare quello che compare nella protagonista dell’opera di D.H. Lawrence, “L'Amante di Lady Chatterley”, con da una parte la gabbia matrimoniale del marito Clifford e la libertà con l’amante guardiacaccia Mellors.

Storicamente non si è sicuri che sia avvenuto qualcosa in più tra Sissy e Gyula Andrássy, e Barbara Buttiglione stessa ce lo dice nell’introduzione del suo romanzo. Circolavano pettegolezzi e supposizioni. Ma l’autrice dà vita a un’avventura amorosa credibile, plasmando una ben ricercata ucronia romantica.

La fine di Sissi nella vita reale è stata una triste fine, uccisa a Ginevra dall’anarchico italiano Luigi Lucheni. L’imperatrice era un simbolo della monarchia asburgica agli occhi dei popoli sottoposti all’Impero austro-ungarico, quantunque non fosse indifferente alle loro condizioni di vita e alle politiche imperiali.

Nel romanzo di Barbara Buttiglione sta al lettore scoprire se sarà questo il suo destino o se avrà un lieto fine, se Gyula riuscirà a condurla alla felicità. Anche il percorso del conte non è libero di pericoli e sorprese, che grazie allo stile efficace dell’autrice ci fanno empatizzare con il personaggio e preoccupare per il suo futuro con Sissi.

Questo è un libro che consiglio vivamente a chi vuole leggere una storia d’amore in uno scenario storico ben costruito.
 
 
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