Personaggi di "Tra la Croce e la Spada": Matilde di Canossa






“Ho visto il corpo: la testa con i capelli biondo-rossastri, i denti uguali, i piedi ancora rivestiti della carne”: in tal modo appariva la salma di Matilde di Canossa quando, nel tardo inverno del 1664, fu trasferita da Castel Sant'Angelo, a Roma, nella Basilica di San Pietro, dove tuttora giace.

Fu una delle più importanti donne del Medioevo e sostenne anche di persona diverse battaglie campali.

Eppure, se ottenne vittorie sul campo, spesso determinanti, furono i suoi castelli ad assicurarle un'indiscutibile imbattibilità.

Erano tantissimi, specialmente fitti nella zona che si stende dall'Apennino al Po, lungo le rive del fiume e a nord di questo.

I suoi nemici restavano allibiti dal loro numero, ne espugnavano alcuni ma non riuscivano a prenderne altri, e così la signora di Canossa finiva per vincere.


Estratto 1 (Tra la Croce e la Spada): 

Beatrice di Bar e i suoi figli avevano fatto ritorno a Canossa. Il castello una fortezza massiccia, costruita in un’area montagnosa da Adalberto Atto, primo conte di Mantova, principe di stirpe longobarda, protetta da una triplice cinta muraria.

Tra la prima e la seconda, più basse, si vedevano le residenze degli armieri, dei maniscalchi, dei conciatori e di molti altri servi, che svolgevano le più svariate funzioni. Sulla sommità della rupe, si ergeva la casa dominicale.

Quando viveva lì, Bonifacio allestiva, proprio come a Mantova, sfarzosi banchetti. Dopo la sua partenza prevalendo il silenzio, in consonanza con la quietudine del convento benedettino, abitato da dodici monaci, e del tempio dedicato a Sant’Apollonio martire, dov’erano custodite reliquie del Santo, entrambi compresi entro le sue mura. (...)




Estratto 2 (Umiliati ed Esaltati):  

- Ci sono occasioni in cui nessun soldato riesce a proteggere la sua signora. Affrontando i momenti di maggior pericolo, nel caso che mi trovassi sola, non vorrei incorrere nel rischio di perdere la vita o di avere invaso il mio corpo. Or dunque vorrei chiedervi di addestrarmi nell’uso delle armi.

- Non sarà facile, - Arduino spalancò gli occhi, e semmai avesse potuto spalancarli ulteriormente, ciò si sarebbe verificato. Il suo tono aveva lasciato sfuggire una sottile insolenza che non aveva fatto in tempo a filtrare.

- Lo so. Ma lo faremo, - ribatté con la voce venata di autorità (...)

 

(...)

- Mantenete i piedi più aperti. Così! Proprio in questo modo. Cercate ora di eseguire una torsione del tronco mentre assestate il colpo, mettendo tutto il peso del corpo sulla lama. Usate la forza dei fianchi, non limitandovi a quella del braccio, - qualche settimana dopo, Matilde praticava con la spada. Arduino le stava insegnando ad assestare al meglio fendenti laterali. - Badate a mantenere l’equilibrio, madonna, - si difese senza problemi, parando con lo scudo o schivando i primi colpi di Matilde. - E fate attenzione a non curvarvi.

Quando per la prima volta maneggiò la lancia, le cose andarono peggio:

- È troppo pesante! - Disse ad Arduino.

- I vostri muscoli devono abituarsi al peso. E siccome siete una donna, non si abitueranno mai allo stesso peso sollevato da un uomo. Ma non preoccupatevi troppo perché vi ho portato una lancia più leggera, alla portata di individui più deboli. Con il tempo, riuscirete ad infilzare con efficacia.

- Questa è dunque più leggera del solito? Era molto più semplice stare soltanto a guardare, - la sua osservazione fece sorgere sul volto del cavaliere un sorriso cortese ma imbarazzato.

Matilde sperava nel profondo del cuore di non aver mai bisogno di applicare quelle tecniche. E a dire il vero era conscia che sarebbe stato improbabile. Ma tutto quel coinvolgimento serviva a farle capire meglio come pensavano e si comportavano i militi. Poscia essersi messa nei loro panni, li avrebbe comandati con assai più efficacia di quanto sarebbe riuscita a farlo se si fosse limitata ad essere una nobildonna da palazzo. Si era già avveduta che la stavano guardando con crescente stima e addirittura riverenza. Di sicuro sarebbe stato l’opposto dalla parte dei suoi nemici, che avrebbero detto che era una virago che voleva capovolgere l’ordine delle cose. Forse anche alcuni dei suoi vassalli l’avrebbero pensata così. Ma avrebbero cambiato parere. E fintanto che non l’avrebbero fatto, in qualche modo l’avrebbero rispettata e persino temuta.

La paura di galoppare l’aveva persa da tempo. Ma imparare a usare le armi assisa su un cavallo era tutta un’altra storia: controllare l’animale senza guardarlo lo sapeva già fare bene; ma con la lancia in mano non riusciva a tenersi in equilibrio.

Arduino le mostrò, affinché si comportasse correttamente con il suo palafreno, come si faceva a insegnare a un cavallo ad abituarsi alle armi: ne prese uno molto giovane, che era all’inizio del suo apprendistato. Applicava sul suo collo dei colpetti con la lancia o con la spada inguainata; o le sfregava sul suo capo e sulle sue orecchie. Così lo abituava alla loro presenza. I movimenti a poco a poco più veloci e improvvisi.

- Dobbiamo fare molta attenzione a non spaventarli. Poiché una paura agli inizi dell’addestramento può rendere più difficile l’abituarsi alle armi in futuro, - gratificava l’animale che si manteneva sereno, accarezzandolo e dirigendogli affettuose parole di incoraggiamento.

- I cavalli al principio del loro apprendistato sono un po’ come me adesso, - Matilde si lasciò sorridere in risposta a quella spiegazione.

All’impatto s’iniziava ad assuefarlo pressando la lancia a terra ripetute volte. Solo dopo qualche giorno le prime botte al suolo. E ci voleva ancora più tempo, più o meno a seconda del cavallo, giacché erano diversi tra loro, per riuscire a colpire la quintana.

Montando animali già ben allenati, dopo alcuni giorni di pratica, Matilde, alzandosi in piedi sulle staffe, fece centro sul fantoccio in un paio di occasioni. Con la spada le parve che fosse più semplice mantenersi in sella, ma Arduino la corresse subito:

- Così siete troppo prevedibile, - scosse la testa, smorzandole l’entusiasmo. - Per il modo come sollevate il braccio, qualunque nemico ben preparato indovinerebbe la vostra mossa.

- Allora cosa devo fare? - Gli chiese uno po’ delusa e stizzita.

Arduino la istruì: doveva mantenere la spada vicino allo scudo e al corpo, in modo da lasciare il meno possibile parti scoperte, con il braccio a un’altezza media o più verso il basso, per poi poter menare in giù o assestare fendenti più orizzontali che obliqui; oppure poteva alzare il braccio e colpire facendo una curva assai sorprendente.

- Questo mi sembra davvero molto più difficile.

- Ma lo sapete perfettamente, madonna, che sul campo di battaglia le cose non sono mai facili.

Arduino aveva ragione, imperciocché bisognava sapere come difendersi in diversi modi ed essere capaci di sconcertare il nemico quando si colpiva.

Sua madre le sembrava sfiancata e non c’era più alcun uomo per comandare a Canossa; condursi a guisa di gran conte e armigero era dunque suo dovere.


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