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Visualizzazione dei post da Giugno, 2020

Umiliati ed Esaltati : Capitolo I - II

Ruggero d’Altavilla si destò, insonnolito e con il mal di testa; era il primo a rimettersi in piedi. Sbocciava il sole. Si ricordò che, quando era sul punto di addormentarsi, il moccolo di candela che bruciava sul tavolo si stava spegnendo e mandava appena qualche scintilla di tanto in tanto. Era sopraggiunto il buio completo in quel salone ingombro di donne di malaffare, che giacevano accanto ai suoi commilitoni, tutti stramazzati sul pavimento. Si vedevano qua e là un pagliericcio come il suo. Gli altri erano distesi sul legno. Quella sera avevano celebrato la conquista di Squillace. Comprensibile che i suoi militi – e anche lui – avessero voluto divertirsi in modo sfrenato una volta concluso l’assedio, il periodo più lungo quello in cui non avveniva nulla fuorché minacce da una parte e dall’altra, qualche pietra ogni tanto scaraventata dalle catapulte, seguito da una fase di scontri, più corta, ma lancinante, che li aveva sfiancati. Il tedio era sminuito, ma il pericolo

Noi siamo i migliori, di Alfredo Cosco - Recensione

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Nell’immaginario collettivo il cavaliere è una figura elevata, che indossa un’armatura che lo ricopre dalla testa ai piedi e compie gesta per aiutare coloro che ne hanno bisogno, come le fanciulle indifese e le vittime di soprusi da parte di uomini ingiusti. Ma questa è una concezione artificiale creata innanzitutto dai romanzi cortesi, come quelli di Chrétien de Troyes, e da autori romantici come sir Walter Scott. Testi di innegabile qualità letteraria e grande valore storico, ma di rado fedeli alla realtà dell’epoca che descrivono. “ Noi Siamo i Migliori” invece ci mostra un mondo duro e realistico. È un tempo che precede il mondo della letteratura cortese in cui sono vissuti Eleonora d’Aquitania o Riccardo Cuor di Leone. Un tempo in cui il codice d’onore cavalleresco ancora non esisteva e i cavalieri normanni erano predoni e banditi in cerca di terre e ricchezze, sebbene alcuni di loro fossero pure animati da un sincero fervore religioso. Nel libro di Alfredo Cosco, quest

Personaggi di "Tra la Croce e la Spada": Matilde di Canossa

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“Ho visto il corpo: la testa con i capelli biondo-rossastri, i denti uguali, i piedi ancora rivestiti della carne”: in tal modo appariva la salma di Matilde di Canossa quando, nel tardo inverno del 1664, fu trasferita da Castel Sant'Angelo, a Roma, nella Basilica di San Pietro, dove tuttora giace. Fu una delle più importanti donne del Medioevo e sostenne anche di persona diverse battaglie campali. Eppure, se ottenne vittorie sul campo, spesso determinanti, furono i suoi castelli ad assicurarle un'indiscutibile imbattibilità. Erano tantissimi, specialmente fitti nella zona che si stende dall'Apennino al Po, lungo le rive del fiume e a nord di questo. I suoi nemici restavano allibiti dal loro numero, ne espugnavano alcuni ma non riuscivano a prenderne altri, e così la signora di Canossa finiva per vincere. Estratto 1 (Tra la Croce e la Spada):  Beatrice di Bar e i suoi figli avevano fatto ritorno a Canossa. Il castello una fortezza massiccia,

Personaggi di "Tra la Croce e la Spada": Papa Gregorio VII

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«E la sua morte fu come un temporale violento, accompagnato da grandine, a tal punto che tutti quanti aspettavano di morire a causa di questa terribile tempesta.» (Lupo, Annales Lupi Protospatharii) Papa Gregorio VII, nato Ildebrando di Sovana, fu uno dei grandi papi riformatori e uno dei pochi pontefici eletti per acclamazione. Alla morte di Alessandro II il 21 aprile 1073, mentre le esequie venivano eseguite nella Basilica Lateranense, esplose a Roma una forte protesta pubblica: “Che Ildebrando sia Papa!”, “Il beato Pietro ha scelto Ildebrando Arcidiacono!” Ildebrando fuggì e si nascose per qualche tempo, così da rendere chiaro che aveva rifiutato la sua elezione. Ma poi fu finalmente trovato, nei pressi di San Pietro in Vincoli, ed elevato al seggio pontificio, con la dovuta approvazione del clero romano, tra le ripetute acclamazioni del popolo. Estratto 1 (Tra la Croce e la Spada): L’imperatore Enrico era un vero cattolico, che desiderava il bene e la purezza del

Roma ai tempi di “Tra la Croce e la Spada”

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Il gran predicatore era arrivato a Roma dall’altro lato della città. Innanzitutto, era andato a pregare nella tomba dell’apostolo, perciò si era mescolato ai pellegrini della Civitas Leonina , in quella che, con le sue strade basse e senza imponenti rovine, era decisamente la parte più affollata di Roma, dove si vedevano in ogni angolo tende e negozietti che vendevano cianfrusaglie e reliquie di origini più o meno discutibili, ma in quei giorni aveva altro da fare che non combattere i falsari; da rilevare che, nonostante le falsificazioni, i Romipetae erano mossi da una fede poderosa e sincera. Raggiungevano Roma, con i loro bordoni e le loro scarselle, in seguito ad aver percorso una strada – talvolta lunga e non senza pericoli – che aveva inizio dopo che la rispettiva parrocchia autorizzava la partenza. Apportavano alla Chiesa quel reddito che andava a sommarsi ai pedaggi riscossi alle porte della città, nei porti fluviali e nei mercati, oltre all’obolo di San Pietro. Le m

Personaggi di "Tra la Croce e la Spada": Scarpetta De' Canevari

Si racconta in alcune cronache, come in quella del vescovo Sicardo di Cremona, che Bonifacio di Canossa fu ucciso da “un tal Scarpetta de Canevari” durante una battuta di caccia nel bosco di Spineda. Invece il biografo di Matilde di Canossa, Donzione, non parla di morte violenta. Siccome si tratta di un periodo in cui le fonti sono talvolta contradittorie, e non si sa quale sia la verità, ho scelto la versione dei fatti che mi è sembrata quella più adatta per conferire maggiore drammaticità alla trama. Come personaggio, non essendoci molte informazioni sulla sua persona, Scarpetta è stato uno di quelli che mi hanno lasciato più spazio all'immaginazione. Estratto 1: “Scarpetta fu portato dentro il castello. Lungo il percorso fissato da persone che non lo insultavano per l’omicidio del loro signore: alcuni erano più o meno curiosi, additandolo; altri apprensivi, e pertanto non aprivano bocca. Un maniscalco lo guardava dall’entrata della sua officina, con un’aria che

Personaggi di "Tra la Croce e la Spada": Roberto d'Altavilla, detto “il Guiscardo”

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Roberto d'Altavilla fu uno dei più grandi condottieri non solo del Medioevo, ma di tutta la storia. Lo storico inglese Steven Runciman lo definì come il più straordinario avventuriero europeo tra Cesare e Napoleone. Il suo soprannome, dato da Gerardo di Buonalbergo, nipote di sua moglie Alberada, sorse probabilmente dalla fusione tra due parole normanne: wiska, cioè “scaltrezza”, o “astuzia”, e hard (“forte”, “valoroso”, un termine simile a quello inglese). Il wiskard era quindi “forte e scaltro”. Il suo fratello più celebre fu Ruggero, Granconte di Sicilia, ma compaiono nella trama pure Malgerio, Guglielmo e Goffredo, menzionato nell'estratto sottostante. Estratto: Roberto fermò il suo cavallo e scese per prendere nel fango un sudicio e lacerato vessillo papale. - Questo lo consegnerò a Sua Santità, - disse, rivolgendosi a Gerardo di Buonalbergo. - Sei una volpe crudele... forse troppo forte per essere una volpe. Da oggi in poi, dirò a tutti che sei R

Personaggi di "Tra la Croce e la Spada": Ruggero d'Altavilla

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Ruggero d'Altavilla, fratello di Roberto il Guiscardo, fu il conquistatore e il primo Conte di Sicilia. Un personaggio che appare nella trama di “Tra la Croce e la Spada” ancora agli inizi della sua carriera, quando era appena giunto in Italia. «Era un giovane assai bello, di alta statura e di proporzioni eleganti, pronto di parola, saggio nel consiglio, lungimirante nel trattare gli affari. Conservò sempre il carattere amichevole e allegro. Era inoltre dotato di grande forza fisica e di gran coraggio nei combattimenti. E in virtù di questi pregi, si guadagnò in breve il favore di tutti» scrisse su di lui il cronista Goffredo Malaterra. Estratto: Il giovane normanno aveva voluto conoscere l’Inghilterra, ma poi si era pentito di quel viaggio. Il cielo era grigio tutti i giorni, le terre non parevano fertili e le asce di cui tanto gli avevano parlato non gli sembrarono migliori di quelle che trovava in Normandia. Le lettere ricevute da suo fratello Roberto parlavan

Recensione: Il Conte, di Barbara Buttiglione

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Elisabetta Amalia Eugenia di Wittelsbach, nata duchessa in Baviera, meglio nota come Sissi, fu imperatrice d'Austria come consorte di Francesco Giuseppe e una delle più affascinanti figure del XIX secolo. Proprio come appare nel libro di Barbara Buttiglione, una donna avanti nel suo tempo, che non si piegava alla rigida disciplina di corte a Vienna e agli obblighi sociali e di comportamento imposti alla nobiltà del suo periodo. Sissi, come scrisse lei stessa, era una figlia del sole, una figlia della domenica. Una donna radiante di luce a cui piaceva camminare nei boschi e cavalcare libera, mai a suo agio con le regole del protocollo di corte. Così che il suo matrimonio con l’imperatore, che all'inizio aveva il suo fascino, con il tempo si sbiadì, sommerso dalle formalità. Nel romanzo l'imperatore non è però un personaggio sbiadito, bensì dietro la figura di potere si può intravedere il suo aspetto umano, l’affetto sincero che prova verso Sissi. Che tuttavia è

Recensione: I Re Maledetti, di Maurice Druon

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Molti romanzi storici peccano nella caratterizzazione dei personaggi del passato. Questo perché gli autori o tendono a lasciare che i loro occhi influenzino troppo la morale e i pensieri dei loro protagonisti, oppure perché introducono alcune questioni postmoderne in epoche remote come l'Antichità e il Medioevo, in cerca di una maggiore connessione con i loro lettori. Questo però non accade nella serie di libr i I Re Maledett i, di Maurice Druon. I personaggi principali sono in sintonia con lo spirito della loro epoca e gli intrighi pullulano ovunque. Druon ci permette di realizzare una profonda immersione nella sua cruda visione degli ultimi anni del regno di Filippo IV di Francia, detto il Bello, il “re di ferro” del titolo del primo volume della serie. Ci parla della sua caccia agli ultimi Templari, dell'infedeltà delle sue nuore e del futuro caotico che attende la Francia in conseguenza degli errori dei suoi figli incompetenti. Proprio in questo periodo furono pia

Santa Reparata

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La chiesa di Santa Reparata è l'antica cattedrale di Firenze, il cui nome fa riferimento a Santa Reparata, una giovane vergine martirizzata che è compatrona di Firenze.  Santa Maria del Fiore, l'attuale cattedrale della città, è stata eretta sul suo sito a partire dal 1296. Estratto: “ Santa Reparata era strapiena. E con il canto del Veni Creator, tutti i ceri accesi, sette vescovi italiani, al rintocco delle campane, si inginocchiarono insieme a papa Vittore II davanti all’altare con gli incensieri fumanti. Dopodiché, quando si rialzarono gli alti prelati, tutti in rosso, una pioggia di petali di rose e fili accesi di stoppa precipitò dall’alto sul pavimento e soprattutto sull’altare, dapprima ricoperto di stoffa vermiglia; un rito solenne in memoria delle lingue di fuoco che si erano divise e posate sopra ciascuno degli apostoli e sulla Vergine, raccolti in preghiera nel Cenacolo. I fedeli contemplavano la celebrazione con gran meraviglia, specie i più giova

Conigli guerrieri?

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Tra le alquanto sorprendenti e buffe miniature e disegni che popolano i manoscritti medievali sopravvissuti fino ad oggi, ci sono diverse occorrenze di immagini che raffigurano conigli guerrieri, spesso sotto forma di marginalia (annotazioni del copista o dell'autore ai margini di un libro). Estratto: “ Ildebrando, che era appoggiato sul parapetto, ma senza guardare in giù, fece come Leone e diresse gli occhi al cielo. Si ricordò di un manoscritto che aveva visto una volta, questo perché aveva strane miniature, con in alto Dio che sfrecciava in un carro trainato da cavalli alati, ma in ciò non c’era niente di strano, vedendosi invece ai margini conigli che osteggiavano una città turrita. Alcuni cani la difendevano. Ma evidenziavano nei loro volti la pusillanimità, e quella favola andava avanti, raccontata nei successivi margini, in parallelo alle storie sacre contenute in quell’evangeliario. Nella conclusione, i conigli si prendevano la città, con una volpe i

Vita e Tentazione di Giovanna d'Arco - Capitolo I

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Ma essi lo hanno vinto per mezzo del sangue dell’Agnello e grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato la vita fino a morire .- Apocalisse 12,11. I In principio nel Giardino c’era Adamo, ma Adamo si sentiva solo. Adunque Dio creò per lui, non dalla testa, né dai piedi, bensì dalla sua costola, la donna. Colei che lo sollevò dalla solitudine. Ridivennero una sola carne, ma in un modo diverso da prima. È vero che fu Eva la prima a cedere alla Tentazione del Serpente. Eppure, se non fosse stata compresa e perdonata dal Signore nostro, Egli non avrebbe scelto il suo ventre per discendere al mondo. Così che se dall’uomo, creato dalle mani del Padre, fu estratta la donna, dalla donna fu estratto Dio, che soltanto in questo modo avrebbe potuto concludere il ciclo, attraverso il Figlio che redime tutto il genere umano. Dopo la Vergine Madre di Dio, tante altre donne restituirono all’uomo l’accesso al Paradiso. Santa Margherita, armata della Cr